Referendum. Giustizia e ruolo dei cittadini


La giustizia, il voto e la cittadinanza

“Non mi aspettavo un vostro errore, uomini e donne di tribunale. Se fossi stato al vostro posto, ma al vostro posto non ci so stare”.
(Fabrizio De André, Nella mia ora di libertà)

L'appuntamento con il referendum

Il referendum sulla giustizia, il 22 e 23 marzo, è un'occasione (assai rara) che le cittadine e i cittadini hanno di decidere se cambiare o meno il sistema giudiziario.

La legge costituzionale, sottoposta a referendum confermativo, in caso di vittoria del "sì" non darà efficienza al sistema giudiziario. La riforma non tocca, peraltro, il ramo della giustizia che più dà problemi in Italia: quello civile.

In compenso, se dovesse prevalere il "no", le cose resteranno come sono. E per molti anni non avremo interventi costituzionali sulla giustizia.

Con questo editoriale ho deciso di esplicitare la mia scelta. Non voglio influenzare nessuno, ma solo dimostrare trasparenza. E soprattutto esplicitare il disagio che provo come cittadino.

Io voterò "no" al referendum. Al di là del merito, c'è un elemento fondamentale che mi ha spinto verso il "no" - proprio io che sono sempre stato e ancora sono per la separazione delle carriere; e che ero deciso a votare "sì".

L'elemento fondamentale è che non mi fido di questa classe politica. Né di quella all'opposizione e, ancor meno, di quella al governo.

Intravedo il disegno strategico che sta dietro la riforma: la politica vuole controllare la magistratura. Mentre la democrazia si fonda sulla separazione dei poteri; e se i magistrati travalicano vi sono i mezzi per far valere la separazione.

Mi ripugna, poi, il fatto che la legge costituzionale non si collochi in un quadro di riforme del sistema giudiziario di cui c'è un gran bisogno. Non solo: non si pensa proprio a immettere più risorse nella giustizia, mentre la riforma - con i nuovi organi di controllo e disciplina dei magistrati - costerà 100 milioni di euro.

Sono molto amareggiato, perché proprio la vicenda di Lorenzo Bozano (Genova, 1971) mi ha portato a confermare un'idea che ho da sempre: pubblico ministero e giudice debbono essere separati, in linea con la riforma del processo penale, nel 1989.

Non mi aspettavo, però, una riforma che rischia di peggiorare, anziché migliorare, il sistema. Questo è il mio parere e come cittadino, in ogni caso, gioirò se vi sarà un'alta partecipazione al voto. O, almeno, più alta del poco che ci si aspettava.

Per chi vuole approfondire in modo sereno e informato il merito del referendum, rinvio al podcast di Francesco Costa, Wilson, dedicato in via speciale e gratuita all'appuntamento con il voto.

Quello che mi auguro è che tutte e tutti voi, che vi interessate di crimine e giustizia, andiate a votare.

Maurizio F. Corte


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