Femminicidio. L'ergastolo non ferma la violenza di genere


I femminicidi e l'inutilità dell'ergastolo

“Il colpevole non è chi commette il peccato, ma chi ha creato le tenebre”.
(Victor Hugo, I Miserabili)

L'aumento delle pene non produce alcun cambiamento

"Omicidio feroce e corpo irriconoscibile". Il procuratore capo di Civitavecchia, Alberto Liguori, ha definito così il femminicidio di Federica Torzullo, 41 anni, uccisa la notte tra l’8 e il 9 gennaio 2026 nella villetta dove viveva, sul litorale romano.

Claudio Carlomagno, marito della donna da cui era separato, è accusato di omicidio aggravato dalla relazione affettiva e occultamento di cadavere, arrestato e condotto in carcere.

L'uccisione di Federica, che aveva deciso di separarsi dal marito, è la dimostrazione di come l'ergastolo non serva a nulla.

Lo stesso inasprimento delle pene - tanto caro a certi politici - non producono alcun effetto utile.

Per fermare la strage di donne - 97 sono quelle uccise nel 2025, secondo i dati del Ministero dell'Interno - il Parlamento ha legiferato all'unanimità, il17 dicembre 2025, sul massimo della pena per chi uccide una donna in quanto donna.

Il femminicidio porta diritti all'ergastolo. E quindi, hanno pensato i politici di tutti i partiti, grazie alla minaccia della galera a vita, con l'ergastolo fermeremo - o almeno ridurremo - i femminicidi.

Purtroppo non è così.

Cosa accade, in questi casi, a chi è violento e spinto a uccidere una donna per la fine di una relazione? Se l'uomo compie un delitto d'impeto, alimentato da anni di violenza di genere, non sarà certo il fine pena mai a fargli cambiare idea.

Se l'uomo premedita il femminicidio, si organizzerà per uccidere l'ex moglie o l'ex fidanzata in un modo più raffinato, con l'obiettivo di non farsi beccare. Lo stesso tentativo che ha fatto, fallendo, l'uxoricida romano che ha ucciso Federica Torzullo.

Quello che il Parlamento doveva fare era di curarsi meno di inasprire le pene; e di stanziare, invece, risorse per i centri di accoglienza delle donne oggetto di violenza.

Non solo. Servono risorse anche per diffondere i corsi dedicati agli uomini maltrattanti, che consentono di ridurre la violenza di genere.

Servono risorse per diffondere nella scuola e nei media - social in testa - una cultura del dialogo, del rispetto e dell'affettività nelle relazioni interpersonali.

Il problema è che lavorare per la pace, anche nelle relazioni tra uomo e donna, va contro gli interessi di chi prospera sull'odio online, sullo hate speech e sulla violenza in genere per fare affari. E per influenzare un'opinione pubblica, spaventata e concentrata solo sulle pene, poco abituata al pensiero critico.

Maurizio F. Corte


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